CAPITOLO III

III
E gli sviluppi ci furono, infatti, nei giorni seguenti.
Dopo la discussione che ebbero in chat, al primo loro incontro all’ associazione, Arianna chiese a Enzo spiegazioni in merito ad essa: soprattutto in merito al fatto che lui le aveva detto che non accettava “consigli spassionati” da chi si faceva venire a prendere ed accompagnare a casa ogni volta dal ragazzo, come se fosse un oggetto.
Si doveva vedere un film, quel giorno, per la formazione, ed Arianna ed Enzo cominciarono a discutere, sempre più animatamente, nel buio della sala, intorno al fatto se fosse giusto o meno che un ragazzo andasse a prendere a casa la ragazza con l’ auto: la discussione, però, a un certo punto degenerò, finché a Enzo una volontaria non chiese, forse per provocarlo:
“Ma tu, l’ auto, ce l’ hai???”
“No, non ce l’ ho” sbottò il ragazzo “e anche se l’ avessi, non l’ userei di certo per venire a prendere delle biiip come voi!!!”
A quella frase, il responsabile del servizio civile, Alberto, si mise a camminare avanti e indietro nervosamente, esclamando:
“Ah eh… Ccà nun ce vò il servizio civile..”, come a intendere che servisse un trattamento psicologico, non un periodo di volontariato sociale, al ragazzo.
“Questo lo dici a tua madre, a tua madre…” gli disse piano, ma con odio gelido Arianna.
“Grazie, grazie!” le rispose con ironia fintamente allegra il ragazzo. La situazione aveva davvero toccato un punto di non –ritorno, e l’ atmosfera s’ era fatta tesa come un coltello.
La discussione, però, si calmò e si cominciò a vedere il film, che trattava della vita di alcuni immigrati africani a Napoli, che passavano dal vendere fazzoletti per strada allo spaccio di droga, perché “con i fazzoletti non si potevano pagare le rate dell’ auto”, si diceva (di nuovo “l’ auto”! non era dannatamente beffarda, la cosa?).
A un certo punto, però, Enzo vide che Alberto chiamò Arianna in disparte, e, alla fine del film, sentì chiamarsi in disparte anch’ egli: Enzo capì che il responsabile stava per fargli un rimprovero per la sua uscita di prima, e la consapevolezza di aver infranto un limite gli diede un piccolo brivido di piacere, come capita quando si passa col rosso in strada, o quando si fuma una canna.
Si avviò quindi verso la sua punizione, con il ghigno tipico del criminale che è stato colto con le mani nel sacco, ed ora deve affrontare la “giustizia”: entrò nello stanzino semibuio del presidente Schiuma, e ci trovò Alberto che lo accolse, però, molto dolcemente, dicendogli:
“Siediti, siediti, Enzo..”, e indicandogli una sedia.
Il ragazzo si sedette, cercando di apparire il più sicuro e meno spaventato possibile. Anzi, cercava di apparire addirittura arrabbiato, come se stesse per essere punito ingiustamente.
In quello stanzino, Alberto cominciò a spiegargli che quando si lavora in un’ associazione ventennale bisogna rispettare alcune gerarchie, cioè non fare troppe storie se un superiore ci chiede di modificare un articolo inserendo toni più tenui; inoltre, gli disse che non doveva permettersi di entrare negli affari personali degli altri volontari, perché la sfera lavorativa era nettamente separata da quella personale.
Dopo la ramanzina, Enzo tornò nella stanza adiacente un po’ confuso, ma più “sollevato”: sentiva di essere stato purificato, in qualche modo, della sua colpa, anche se, comunque, non del tutto: altre cose, infatti, di sua iniziativa, avrebbe dovuto fare, per rimediare a quel varcamento di linea.
Quando andò a casa, comunque, la prima cosa che fece fu accendere il pc, e scrivere ad Arianna un breve messaggio di scuse, molto formale: lei rispose che accettava le scuse, ma continuò, per molte righe con una sequela di improperi e rimproveri, cui Enzo rispose con calma, cercando di capire le sue ragioni, e dicendole le sue.
Alla fine, comunque, per non perdere quel lavoro che dopo anni di disoccupazione aveva trovato, decise di ingoiare il rospo e andare avanti, accettando tutti i compromessi che lei o il presidente gli avrebbero proposto: la società in cui viviamo, dopotutto, ce ne chiede continuamente, per andare avanti, pensava il ragazzo, e noi dobbiamo accettarli, se vogliamo vivere e mangiare ancora.
L’ importante era non essere servi nell’ animo: il lavoro era un’ altra cosa…
O forse chi era servo nel lavoro, lo era anche nella vita? Enzo non avrebbe voluto sapere la risposta, probabilmente: così, smise di pensarci, e fece finta di nulla; o quasi.
Però, era sempre difficile relazionarsi con le persone che gli chiedevano che lavoro faceva, perché molte di loro, specialmente alcune sue vecchie conoscenze, appena diceva che lavorava al servizio civile, subito lo bollavano come raccomandato o, peggio, come nullafacente. Insomma, la vita, ora che lavorava, non era più facile di quando non lo faceva, al contrario di quello che pensava fino a poco tempo prima.
Decise di dichiarare il suo amore ad Arianna, nel frattempo, poiché anche questa componente entrava nel loro litigio, e per onestà decise di dirglielo: lei apprezzò la sua sincerità, ma si dichiarò ferma a rimanere col suo fidanzato, e ad avere con lui un rapporto puramente lavorativo. La cosa non sorprese né avvilì Enzo, poiché sapeva, ora, che non se una ragazza dice “no”, è “no”: al contrario di quanto pensava qualche tempo prima.
La lettura dei libri, e le relative recensioni, comunque, proseguivano alacremente, tra nottate passate al vento del lungomare, leggendo nelle aiuole, come un cane, o nella villetta di fronte al porto, tra gli anziani che giocavano appassionanti partite a scopone scientifico, come un barbone: finché non arrivò l’ estate, e, con essa, le ferie annesse.
Enzo aveva deciso di prendersele qualche giorno prima, poiché per il lavoro che stava attualmente portando avanti ( un resoconto sui libri digitalizzati a Napoli e Pozzuoli), aspettava certe risposte ad alcune mail, e quindi, ci sarebbe voluto del tempo per averle.
Così, si dedicò anima e corpo alla frequentazione della darsena cittadina, dove si ritrovavano spesso i suoi compagni dell’ altra associazione cui partecipava, e quelli della biblioteca, che frequentava anch’ essa ogni tanto.
Lì, ebbe modo di approfondire la conoscenza di Giovanni, un tipo dell’ associazione con cui non aveva mai parlato molto nelle volte in cui si erano incontrati, al teatro dove si riunivano per discutere le varie attività.
Giovanni era un tipo di ventidue anni (anche se ne dimostrava di più), con un grande ciuffo biondo in testa, gli occhi grandi e gialli, e una grande barba da filosofo dello stesso colore, che lavorava come operaio, soprattutto negli interventi di emergenza.
“L’ abito”, nel caso di Giovanni, “faceva il monaco”, poiché il ragazzo, pur essendo soltanto diplomato in ragioneria, aveva una mente molto elastica e portata alla discussione filosofica, che gli permise, più volte, di avere discussioni anche molto animate con Enzo, che giunse anche a spiegargli, una notte, la teoria del superomismo che stava dietro al delitto di Raskolnikov, in Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij: teoria che venne accolta, però, dal ragazzo, con sconcerto e veemente disaccordo, com’ era comunque probabile…
Le serate trascorrevano così, in una tranquillità inframmezzata solamente dalle discussioni, talora anche molto accese, tra Giovanni e Vincenzo, che a volte giungevano anche a dirsele di santa ragione, usando parole molto forti: ogni volta, però, dopo un po’ si calmavano, ritornando i vecchi amici di prima: e, questa, forse, era la cosa più bella del loro rapporto.
Tra di loro, però, c’ era Federica, una loro amica in comune che lavorava al locale di un altro amico in comune, da loro frequentato spesso: era una ragazza dai capelli lunghi neri, gli occhi dello stesso colore e i lineamenti tipicamente partenopei. La ragazza veniva soprannominata, da Vanni, “grande cu…ore”, alludendo al suo sedere molto provocante, che lei amava mettere bene in mostra indossando pantaloni molto aderenti.
A Enzo piaceva abbastanza, e l’ aveva anche aggiunta su Internet, ma, dopo un po’, anche per il fatto che lei non gli rispondeva, il suo cuore (quello suo, e quello vero, stavolta) si spostò su un’ altra ragazza che lavorava nel locale, ai tavoli, chiamata Vittoria.
A Enzo erano sempre piaciute le cameriere, come concetto: trovava infatti, che una donna che serviva e portava al tavolo cibi e bevande, poteva sviluppare, per così dire, meglio le qualità che sarebbero servite a una buona moglie, rispetto a chi svolgeva un altro lavoro.
Avendo conosciuto parecchie cameriere, però, nel corso della sua breve vita, che avevano smentito questa teoria che gli sembrava pure così salda, ci andava coi piedi di piombo anche con loro: uomo avvisato, mezzo salvato, come si dice.
Vittoria, comunque, era una ragazza bionda, con un corpo magrissimo (forse a causa dei due lavori che svolgeva per pagarsi la macchina, acquistata da poco) un paio di grandi occhi verde-grigi, e un modo di raccogliere i capelli che la rendeva un po’ simile, quasi, ad una gallinella spennacchiata.
Ciononostante, a Enzo piaceva parecchio, forse anche più di Federica, soprattutto per quel suo modo di parlare e di ridere da bambina,e per quelle sue frasi sempre piene di “mio padre dice così…” “mia madre vuole così…”, che davano a Enzo proprio l’ impressione di trovarsi davanti a una ragazza seria e, finalmente, attenta alla famiglia, come la cercava da tanto tempo.
Ebbe modo di parlarci una notte, in gruppo con altri amici, mentre lei faceva una pausa sigaretta: il discorso verteva intorno al fatto che doveva fare due lavori per pagare l’ auto nuova. Enzo si inserì nella discussione, dopo aver salutato tutti, dicendo a Vittoria che, forse forse, l’ auto non gli era poi così necessaria, visto che al lavoro poteva andarci anche in moto, una volta imparato a guidarla.
E, qualche minuto dopo, meraviglia tra le meraviglie, lei gli era anche venuto vicino, spontaneamente, per dirgli, dolcissimamente, allargando le braccia:
“Ma scusa…Cosa pensi che direbbero, mio padre e mia madre, se gli dicessi che voglio comprare una moto???”
“Mmm…” rispose Enzo, assumendo un’ espressione molto seria “Se ne devono…Se ne devono fare una ragione!” concluse, infine, con un tono molto grave e definitivo.
Lei sorrise contenta, e tornò al lavoro, verso qualche tavolo… Poco tempo dopo, Enzo la vide che stava parlando con un ragazzo che conosceva, e che reputava un latin lover, o qualcosa del genere: quando passò loro vicino, gettò uno sguardo a Vittoria, che, vedutolo, disse, indicandolo al ragazzo, per scherzare:
“Lui non vuole che prenda la macchina!”
Enzo accusò un po’ il colpo, ma poi, capendo che la ragazza voleva solo giocare, la assecondò, rivolgendosi al ragazzo e dicendogli:
“E certo! Se deve andare al lavoro, può anche andarci in moto, da sola… Così risparmia i soldi della macchina…”
“Eh beh” rispose lui “ma mica stiamo sempre da soli…Magari deve prendere qualcuno…”
“Qualcuno? Ma lei va a lavoro…da sola…No?” rispose, rivolgendosi nell’ ultima parte a Vittoria.
“Non c’ azzecca UN CAZZO…Magari deve vedere degli amici…” disse il ragazzo, cercando di trattenere una certa rabbia verso Enzo.
“Eh beh, gli amici…Fa un appuntamento al bar, o da qualche parte, e ci va…Con la moto, appunto” concluse Enzo: e il discorso finì lì, con un altro sorrisetto di Vittoria, e un moto di disappunto del ragazzo che le era vicino: evidentemente, gli seccava aver avuto torto, in quella discussione.
Enzo, quindi, si avviò contento verso i compagni, felice per aver regalato un altro sorriso alla sua principessa: salì sul muretto antistante il locale, e cominciò a cazzeggiare un po’ con gli altri.
Dopo un po’, disse loro che andava a farsi un panino nel locale, poiché le formiche erano salite sul panino che si era portato in borsa, e che gli era caduto per terra, mentre prendeva il fresco nella villetta cittadina, e che quindi aveva dovuto buttare, qualche ora prima.
Entrato nel locale, salutò, prese il menù, e diede un’ occhiata alla lista dei panini: un tizio, che pareva essere uno dei soci del locale, lo aiutò a capire quale fosse, e gliela lesse anche. Alla fine, decise per un panino con mortadella e mozzarella, dal prezzo di un euro e cinquanta: si avviò quindi sulla soglia, aspettando che lo preparassero. La cosa avvenne in cinque minuti: un panino fumante fu portato sul tavolo.
Enzo disse:
“Lo pago ora o dopo?”
La ragazza dietro il bancone gli rispose
“Non so, come vuoi…”
“Vabbè, allora lo pago dopo, va’…”
“Dopo, dopo: a pagare e a morire c’è sempre tempo!” completò un ragazzo, sedendogli accanto.
Enzo rise della battuta e addentò il panino: era caldo e buono, molto.
Subito dopo il primo morso, però, il tizio che non conosceva gli chiese:
“Com’è??? Sinceramente, dai!” esclamò.
“Beh…Buono…Davvero…” gli rispose Enzo.
“Eheheh, grazie!” disse il ragazzo.
“Tu sei il cuoco?”
“No…Aiuto-cuoco!”
“Ah…Beh, però fai i panini!”
“Ehehehe sì sì…Ti posso offrire qualcosa, una birra?”
“Eh? Ah sì, magari…Anche se, con questo caldo, forse sarebbe meglio una cedrata…”
“No, dai, c’ amma fa cu sta cedrata, prenditi una birra!”
“Okay…Anche se non c’è niente “di male” nella cedrata: l’ ho presa anche l’ altra volta…” disse, rivolgendosi alla ragazza del balcone, che l’ altra volta gli aveva servito appunto una cedrata, scherzando sul fatto se volesse una “cedrata” o una “Tassoni” (in pratica, una domanda retorica, visto che la ditta Tassoni era l’ unica, o quasi, in Italia a produrre cedrate).
“Ma mica possiamo offrire la birra a tutti quelli che…” provò a protestare la ragazza.
“Non ti preoccupare: pago io!” disse decisamente l’ aiuto cuoco.
“Ok…” Poi, rivolta a Enzo “Che birra vuoi? Una rossa?” fece la ragazza, con tono molto invitante.
Il tono convinse il ragazzo, che accettò.
Mangiò quindi il panino, bevve la birra, e tornò da Giovanni e gli altri compagni, che stavano seduti sotto la postazione della vendita delle patatine, sempre collegata al locale del loro amico comune.
Uno dei ragazzi stava gettando pezzi di stuzzicadenti nel coppetiello di patate di un suo amico: allora, uno di loro, esclamò:
“A vuò fernì? Gli staje facenn magnà patane e lignamm!”
La battuta fece ridere tutti i ragazzi, Enzo compreso, che scoprirono tutti i “denti bianchi”, come diceva una poesia del suo amato Friederich Nietzsche…
Rimasero un altro po’, lì, poi diedero una mano a portare dentro i tavoli e si avviarono verso le loro case.
Enzo, che era venuto a piedi, per fare un po’ di movimento, accettò le insistenze di Dario, un altro compagno, che lo accompagnò, con Giovanni, a casa.
Mentre tornavano, in auto, il discorso cadde sulle tecniche di approccio di Enzo con le ragazze, e sul fatto, che lui, le aggiungeva subito su Facebook, non appena le aveva conosciute.
“No, no, Enzo!” si infervorava Giovanni “devi cambiare approccio! Se uno vede che un muro nun va nterr, cagn attrezz! Tu, pecché nun cagn tecnic???”
“Ma magari è sbagliato il muro…Cioè, la ragazza…”
“Sì, vabbè, dai…Hai ragione tu, Enzù…” si arrese il ragazzo.
Una volta arrivati vicino il ponte dove abitava, e aver fatto qualche battuta sul fatto che abitasse proprio sotto il ponte, i tre ragazzi si salutarono, ed Enzo esclamò, alla fine:
“Però, a uaglion’ (cioè Vittoria) è pop bellell!”
Enzo, una volta tornato a casa, fece un’ altra breve ricerca su Internet (nei giorni scorsi ne aveva già fatte altre) e, alla fine, trovò Vittoria: le fece la richiesta d’ amicizia, sapendo, comunque, in cuor suo, che poteva essere una cosa parecchio indiscreta ed equivoca.
Ciononostante la fece lo stesse,e gonfiò il petto, preparandosi a pagarne le conseguenze, pesanti o lievi che fossero.
La notte dopo, infatti, quasi come se fosse una punizione karmatica (e lo disse anche a Vanni), la ragazza non era venuta a lavorare al locale.
La nottata, comunque, scòrse come al solito, tra le solite discussioni filosofiche loro, che, però, toccarono un punto vivo quando Enzo chiamò schiavo Giovanni per il fatto che era dipendente dalla cannabis: in effetti, la sua sincerità, si rese conto più tardi, si era spinta oltre, ed aveva ferito profondamente l’ amico.
Come che sia, almeno per quella notte, il ragazzo non lo diede molto a vedere, e dopo la chiusura del locale, Enzo si avviò al bar vicino con lui, Federica, Cristiano (il ragazzo che lavorava “alle patatine” con Federica), e Mauro, il caposala, un tipo senza capelli, che parlava molto spesso in spagnolo (perché, diceva, “In spagna c’ho lasciato il corazon”) in maniera sempre molto concitata e con gli occhi spiritati: anche a causa del suo soprannome (Dieci grammi), Enzo pensava che Mauro parlasse (ed agisse) in quel modo perché, probabilmente, qualche grammo di droga gli aveva danneggiato il cervello.
Si sedettero al tavolo, comunque, e la discussione iniziò, parlando del fatto che, da quando si era aperto il locale del loro amico, dalle parti della darsena si vedevano anche persone più adulte: e, questo, per Cristiano, era una cosa buona.
“Senti” si inserì Enzo, interrompendo la discussione sull’ argomento “ma perché oggi Vittoria non è venuta?”
La ragazza, infatti, quella notte non era venuta al locale a lavorare.
Mauro fece prima un moto di stizza, volgendo a destra e sinistra la testa nervosamente, quasi come un cavallo stizzito, e poi disse:
“Hey, chico! Yo pienso que tu eres perdido por ella!”
Enzo, tradotta in mente la frase (conosceva un po’ di spagnolo, imparato con la musica), fece anch’ egli un moto di stizza, e poi disse, mugolando e facendo finta di essere intimidito:
“Ehmmm…Un poquito perdido…Poquito…”
“Ayyyyyyyy! Un poquito mas?”
“Eh…Un poquito mas, già…”
Federica, ingelosita evidentemente da questa cosa, si inserì, ex abrupto, dicendo:
“A me piace molto Giovanni: è molto profondo…”
Enzo, pur sapendo che questo giudizio era espresso, più che altro, per farlo ingelosire, non riuscì tuttavia a trattenere un moto di stizza, dicendole:
“Beh, io sono ancora più profondo di Giovanni! Anzi, ti dico una cosa: io sono profondo come il mare…di Pozzuoli!” concluse, volgendosi verso Mauro, cercando da lui un po’ di consenso: il ragazzo, però, dimenò solo la testa a destra e sinistra, trattenendo una risata allegra.
Rimasero un altro po’ lì al tavolino: poi, vinte le resistenze di Mauro nell’ accompagnare a casa Giovanni (era venuto a piedi, in centro), la compagnia si divise, ed ognuno tornò a casa propria, a parte Mauro che accompagnò Giovanni a casa sua.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...