IL SERVITORE – II

La relatrice, ora, stava parlando con una signora di mezz’ età che, evidentemente, aveva “in cura” da un po’, per quel che riguardava la sua dieta, e le dava dei consigli su come correggere alcune abitudini alimentare, secondo lei, sbagliate.

Enzo tornò a sedersi vicino ad Arianna, ma, questa volta, fu lei ad alzarsi dopo qualche secondo ed ad andare nell’ altra sala, senza dare spiegazioni: probabilmente, pensò Enzo, era un modo per vendicarsi per aver ricevuto lo stesso trattamento da lui, poco prima…

Lui rimase qualche secondo a sentire le discussioni degli altri volontari che, molto prevedibilmente, ora stavano parlando dei loro regimi alimentari, e poi, ovviamente, visto che il discorso non lo interessava particolarmente, e che nell’ altra sala c’ era la sua donna, si spostò anche lui lì.

La trovò che era insieme ad altri volontari, guardando alcune diapositive che sarebbero state utilizzate da lì a qualche giorno per una proiezione con la lanterna magica, uno strumento della fine dell’ Ottocento che serviva appunto a proiettare diapositive colorate sui muri delle case.

La proiezione si sarebbe dovuta svolgere al Pan di Napoli, ed avrebbe dovuto vedere la presenza di tutti i volontari del Lux, con sommo fastidio di Enzo (e, probabilmente, di qualcun altro volontario) che, non avendo ancora percepito il rimborso spese, si sarebbe trovato a dover anticipare di tasca sua i soldi per i biglietti per Napoli.

Il presidente, comunque, stava dicendo: “Queste diapositive ho dovuto portarle a casa mia e metterle sott’ o liett, pecché ca nun steven bbuon…La gente veniva, toccava…Le rompeva…”

“Ih, ih, ih…Bello, “sott o liett”” gli fece eco Arianna, sollevando una puntina di gelosia in Enzo che, quasi per scaricarsi, prese la chitarra classica che era posizionata su un antico mobile marrone nell’ angolo della sala, e andò dietro il tavolo adiacente la finestra.

Vedendo, però, che c’ era Patrizia lì vicino, e ricordandosi del fatto che poco prima gli aveva formalmente vietato di suonare, mentre lei stava lavorando, per prenderla un po’ in giro, le disse, con tono ironico:

“Ah, ma c’è Patrizia…Allora non posso suonare…”

Anche Patrizia, come Arianna poco prima, all’ inizio incassò, tirando indietro la testa, per poi dire, il più gentilmente e allegramente possibile: “Ma no, ora non sto facendo niente…”

“Lo so, sto scherzando…” concluse Enzo con un inchino falso, mentre lei gli sorrideva contenta. “Com’ è facile prendere in giro le donne!” pensò il volontario, non per la prima volta…

Aveva imparato quegli scherzetti, probabilmente, da suo padre che, quando non era angosciato dalle bollette e dalle tasse (cioè, spesso), amava molto scherzare e fare battute con i suoi conoscenti e colleghi…

In quel momento, comunque, arrivò il rivoluzionarissimo Sandro, giovane professore di storia, esaltato propagandista del comunismo (alle ultime elezioni si era anche candidato con Rifondazione).

Vincenzo, che aveva sempre pensato che fosse solo un po’ esaltato, da quando invece aveva letto su Facebook che incitava per davvero all’ uccisione dei militanti di CasaPound, aveva deciso di evitare il più possibile ogni contatto con lui: considerava, infatti, come Gandhi, Tolstoj e Gesù, la vita umana una cosa sacra, tale da non poter essere tolta a nessuno per nessun motivo, nemmeno per un bene maggiore per l’ Umanità, come si discuteva in Delitto e Castigo, del suo amatissimo Fedor Dostoevskij.

Tuttavia, siccome era lì per lavoro, e non voleva essere cacciato, quella volta fu costretto perfino a dargli la mano, accettando un compromesso che non avrebbe mai voluto sottoscrivere: tanto può nell’ uomo, la necessità e il bisogno di quei biglietti colorati chiamati “soldi”.

Intanto, la discussione sulle diapositive andava avanti e si discuteva su quali sarebbero state le più indicate per la proiezione al Pan.

“Questa è San Paolo che cammina sulle acque…” disse il presidente, indicandone una.

“Ma non era Gesù, a camminare sulle acque???” chiese frastornato Enzo, che era un attento lettore del Vangelo, anche se non si diceva credente.

“Sì, ma questa è una diapositiva di San Paolo…” rispose il presidente, con ambiguità.

Non soddisfatto della risposta, Enzo fece una smorfia e guardò altrove: lo infastidivano sempre le risposte insoddisfacenti.

Schiuma propose allora un’ altra diapositiva intitolata Toporagna, ma Alessandra, una delle volontarie pure (cioè, che non percepiva nessuno stipendio) dell’ associazione, si oppose dicendo:

“No, la Toporagna no, vi prego…A una mia compagna di classe la chiamavano Toporagna…” disse, provando a rendere divertente la cosa in sé per sé un po’ triste.

“Wa…Toporagna…Che società spietata…” esclamò ex abrupto Sandro, con una delle sue solite frasi vòlte (secondo lui) a far riflettere chi lo ascoltava sul supposto malfunzionamento della società moderna.

Il problema, però, è che quando diceva quelle frasi, apriva le braccia, illuminava gli occhi e si rivolgeva verso il pubblico, come a dire: “Ascoltatemi, io ho la soluzione a tutto, seguite me!”.

Enzo, che non aveva mai amato questo tipo di leader narcisisti ed esibizionisti che ammiccavano come prostitute al loro pubblico, si voltò e gli diede le spalle, con buona pace della sua amata Arianna che sosteneva “non fosse carino” darle a qualcuno, e si diresse verso la cucina, lasciandolo riflettere sulla verità che aveva appena espresso e, soprattutto, sulla sua talmente grande ovvietà, che forse non avrebbe richiesto affatto un’ enunciazione pubblica. Soprattutto, non in un modo così capzioso, come invece aveva appena fatto lui.

In cucina, comunque, trovò Schiuma che, prima gli fece una ramanzina sul fatto che non si dovevano prendere i bicchieri di plastica per bere,ma quelli di vetro, e poi, lo aiutò a compilare i moduli di uscita e quello di permesso che gli sarebbe servito per fare un esame all’ università, qualche giorno dopo.

Finalmente, dopo aver compilato i moduli, era libero di andare e quindi tornò nella sala a fianco per salutare tutti (Arianna, nel salutarlo, fece significativamente un passo avanti verso di lui) e poi nell’ altra sala, per salutare (purtroppo) anche la relatrice che l’ aveva così tormentato poco prima, la signora di mezza età e…il presidente Schiuma, che come una scheggia, in quel tempo brevissimo s’ era spostato in quella sala.

Una volta tornato a casa si addormentò, dopo qualche ora, col pensiero, come alcuni anni prima, di nuovo ad Arianna, la Castalia che l’ aveva di nuovo stregato, irretendolo con i suoi occhi castani di ghiaccio.

Dopo alcuni giorni, però, Enzo fu costretto a non andare più all’ associazione: era stato infatti trasferito presso la scuola “Marconi”, per un P.o.n., che avrebbe previsto visite guidate, preparazione di cartelloni, attività ludiche, con i bambini che avrebbero aderito.

Enzo accettò questo trasferimento con gioia mista a timore, per il fatto di non avere quasi nessuna esperienza coi bambini (e, questo, ebbe anche la faccia tosta di dirlo alla referente del P.o.n., quando venne in associazione a parlare del progetto).

Inoltre, da un lato sentiva che andare in mezzo ai bambini era una cosa buona e giusta, per lui, dall’ altro, invece, sentiva che il suo carattere spesso scontroso e facilmente irritabile avrebbe fatto uno strano contrasto con l’ ambiente in cui ora si andava a inserire.

Come che sia, Enzo, insieme a Fabrizio e Alessia (un’ altra volontaria), fu assegnato al progetto, e all’ inizio di un Giugno straordinariamente caldo, si recò un mattino all’ edificio scolastico, in bicicletta, come spesso si muoveva.

Arrivato lì fuori, trovò Alessia che aspettava e che gli disse, scherzando:

“Ehi ciao…Devi parcheggiare???”

“Ehi ciao….Eh sì!!!” le rispose lui, svicolando alla sua destra, cercando un palo a cui attaccare la sua bici.

Aspettarono lì per qualche minuto, finché non arrivò Fabrizio, si salutarono, e si avviarono verso la scuola; il loro posto di lavoro, quel giorno, era all’ ultimo piano, e una volta arrivati lì, si trovarono di fronte a un’ aula gremita di bambini, in tutto, circa una trentina… Enzo inizialmente si trovò un po’ spaesato, non avendo visto per molto tempo una tale quantità di bambini tutti insieme in un unico luogo: superato il momento di smarrimento, però, e seguendo il consiglio della referente del PON, si diresse, come i suoi colleghi, verso gli alunni, cercando di aiutarli a compilare un test di introduzione ai luoghi flegrei che avrebbero visitato.

Oltre a loro volontari, e alla referente, comunque, c’ erano altre tre maestre, una più giovane e due più anziane, ed un tutor speciale, assoldato apposta per fare da guida ai bambini, chiamato Emilio.

Questo tizio aveva un viso straordinariamente bello ed angelico: ma, come Enzo avrebbe visto da lì a poco, avrebbe riservato a lui (e alla sua nuova collega) alcune sorprese non di poco conto.

Dopo che i bambini avevano quasi completato i loro test, Enzo e gli altri volontari furono chiamati dalla responsabile del PON per una decisione che pareva fosse molto urgente: bisognava decidere, infatti, chi dei tre ragazzi sarebbe andato al Campus estivo dei bambini più piccoli, dato che lì serviva un aiuto.

Fabrizio non ci pensò su due volte, e indicò subito Enzo, capendo che sarebbe stato un lavoro un po’ più pesante, avere a che fare con bambini più piccoli: Enzo, comunque, per evitare lunghe discussioni, accettò l’ incarico e si affidò, quindi, a un ragazzo smilzo che, sentendo che era lui la persona designata, lo chiamò e gli disse: “Vieni, allora…Ti presento Siria…”

“Siria?” pensò stupito Enzo, per via di quel nome un po’ inusuale. Tuttavia seguì il ragazzo per le scale, tornando di nuovo nel cortile della scuola: lì, trovò una ragazzina sui sedici-diciasette anni, coi capelli rossi, gli occhi celesti, il viso pallido, e un corpicino basso ma abbastanza robusto, circondato da cinque sei bambini che giocavano.

Era molto che non vedeva un’ animatrice, e vedere quella ragazza, ora, in quella situazione, lo turbò un poco: tuttavia, si riprese subito, le tese la mano e si presentò.

“Vincenzo, piacere…” le disse.

“Siria…” disse soltanto lei.

Da quella brevissima presentazione, Enzo capì che aveva a che fare con una tipa dura: da lì a poco, infatti, portarono infatti i bambini a loro affidati al parco di Villa Avellino, e, facendo meglio conoscenza, scoprì che la ragazza stava lasciando gli studi liceali, per motivi che non aggiunse, e che quindi le mattine le passava lavorando come animatrice in quella scuola, che al momento aveva terminato l’ orario delle lezioni.

Enzo non ritenne di indagare oltre, e si limitò a continuare il suo nuovo lavoro di sorvegliante di bambini, facendo attenzione se qualcuno di loro inciampava o si allontanava dal gruppo, mentre giocava sulle giostre.

Nel frattempo, le maestre e gli altri operatori stavano decidendo cosa far fare ai bambini: si decise, alla fine, di fargli cercare dei fiori o delle pietre che, in un certo modo, li rappresentassero, e, una volta trovatili, disegnarli e spiegare su un foglio perché li rappresentavano.

I bambini, come gabbiani su un porto, si distesero urlando di gioia attraverso il parco, cercando gli oggetti più adatti alla loro personalità, per poi fermarsi a disegnare e scrivere sulle radici grossissime di un albero del parco, appartenente ad una rara specie americana: siccome, però, i bambini non riuscivano a disegnare, Enzo propose di spostarsi qualche metro più avanti, dove c’ erano delle panchine in pietra.

Siria, storcendo un po’ il volto, forse per la sua autorità messa in discussione, accettò di malavoglia la proposta, e si diresse verso le panchine indicate: lì, i bimbi poterono cominciare a disegnare e scrivere, e Enzo e Siria poterono continuare a conoscersi.

“E come mai vieni a fare l’ animatore?” gli chiese Siria.

“Eh, è per il servizio civile…” rispose Vincenzo.

“Ah, il servizio civile fa anche queste cose?”

“Sì certo… Mi hanno assegnato alla vostra scuola…e sono venuto…”

Siria si ritenne soddisfatta, per il momento, e tornò ad occuparsi dei bambini: Enzo fece altrettanto, andando vicino un bambino più robusto degli altri, con le braccia come salsicciotti.

“Sai, io batto a braccio di ferro tutta la mia famiglia!” gli disse allegramente quello, che si chiamava Giorgio.

“Ah, davvero? Fammi un po’ vedere!” lo sfidò lui, con allegria un po’ forzata, forse.

Così posero i gomiti sulla panchina e iniziarono a fare forza: Enzo, decise di far vincere la prima volta il bambino che, tutto contento, cantò vittoria; la seconda partita, però, lo battè lui, e, vedendo il suo visino corrucciato e triste, lo consolò dicendo “Beh, prima hai vinto e ora hai perso: è la vita…a volte si vince a volte no…”

Siria si volse quasi di scatto, sentendo quelle parole: lo guardò negli occhi con un viso serio e poi si rivolse di nuovo ai bambini. Evidentemente, condivideva quel pensiero profondo; oppure, non condivideva il fatto di dire cose così pesanti a bambini così piccoli: Enzo non capiva, insomma… Quella ragazza era una tipa parecchio stramba: almeno, così pareva a lui.

Comunque, forse era ancora presto per dare un giudizio su di lei, ed Enzo tornò a giocare coi bambini, cercando di aiutarli come poteva a disegnare e descrivere gli oggetti trovati.

Era difficile, però, far capire a dei bambini così piccoli come trovare somiglianze con un fiore o una pietra, cosicché Enzo li lasciò più che altro scrivere quello che volevano loro: una volta finiti tutti, tornarono verso l’ uscita di sinistra del parco e si misero in cerchio, con gli altri bambini della scuola e gli operatori e le maestre.

Lì, cominciarono a sentire i bambini leggere le loro descrizioni, con qualche problema di timidezza da parte di qualcuno di loro: mentre si trovava seduto per terra in mezzo ai bimbi, però, Enzo si sentiva preda di due impulsi contrastanti…Da un lato, pensava dentro di sé che quello non era il posto giusto per lui, che sognava di diventare un insegnante universitario o, addirittura, uno scrittore; dall’ altro, pensava che i bambini erano una cosa “buona” e che quindi, stare in mezzo a loro era anch’ essa una cosa “buona”.

Come che foss, attese per terra che le varie presentazioni finissero, per poi dirigersi, con Siria, di nuovo verso la scuola.

Lì, i bambini più grandi tornarono verso casa, mentre quelli del Campus, cioè quelli “di Enzo e Siria”, rimasero a scuola, aspettando l’ ora di pranzo e la mensa (chi l’aveva ordinata: gli altri, col panino “da casa”, aspettavano lo stesso la mensa, per mangiare con gli altri).

Dopo qualche tempo, arrivò finalmente lo scatolo di polistirolo bianco contenente le scodelle della mensa: Enzo, di sua iniziativa, lo aprì e, dentro, scoprì quelle scodelle di alluminio col coperchio bianco che usava anche lui, circa vent’ anni prima, quando andava anche lui alle elementari.

“Da quanto tempo non vedevo questi cosi!” sfuggì detto a Enzo. Siria lo guardò in maniera seria, e non disse nulla, iniziando a distribuirli ai bambini…

Enzo non continuò, e iniziò a distribuirli anche lui, per poi prendere dalla borsa il suo panino, che aveva portato da casa, come sempre, quando usciva per studiare o lavorare.

Iniziò a mangiare, osservando, davanti a lui, una bimba che, vagamente, gli sembrava assomigliasse a Selen, una delle sue attrici hard preferite…

Aveva i capelli castani e gli occhioni dello stesso colore, e sembrava proprio molto dolce, mentre mangiava il suo cibo…Finché, purtroppo, non aprì la bocca e, rivolta a una compagna, cacciò un grido con un vocione quasi da scaricatore di porto, che semi-gelò il nostro ragazzo: come, a volte, le apparenze ingannano, pensò, per l’ ennesima volta…

Finì il suo panino, e si diresse verso Siria, in attesa che decidesse che gioco far fare ai bambini: dopo un po’ di tempo, la ragazza decise di scendere in cortile e far fare dei giochi lì all’ aperto. Così, si diressero verso quella parte della scuola, e Siria iniziò a spiegare un gioco che consisteva nel cambiare posizione del corpo ogni volta che lei diceva una parola “speciale”.

Giocarono un po’ così, per poi tornare di sopra in aula, finché si fecero le tre, ed Enzo e Siria cominciarono ad aspettare che venissero i genitori dei bambini a prendere i rispettivi figliocci: a poco a poco, infatti, cominciarono a venire alcuni signori e signore di mezza età, che salutavano, dicevano qualche parolina di scherzo a Siria, e si prendevano i bambini.

Quando anche l’ ultimo bambino se ne andò, anche Siria e Vincenzo si diressero verso l’ uscita, e, una volta fuori dal cancello della scuola, si salutarono, dandosi appuntamento al giorno dopo…

E così, più o meno, si svolsero tutti i giorni del Campus di Enzo, tra cartelloni da disegnare e colorare, giochi da fare in cortile, qualche gitarella nei dintorni del centro, dispetti delle piccole pesti verso di lui, che si prendevano il suo cellulare, il portafogli, e altre piccole cose, piccoli innamoramenti (perfino ricambiati!) con qualche bambina, e sfoghi di Siria sulla sua situazione lavorativa con l’ associazione con cui lavorava.

A complicare il tutto, poi, si aggiunse anche il fatto che una volta, mentre Enzo era a pranzo con gli altri bambini, una delle sue alunne preferite, che lui aveva soprannominato “Spagna”, per la sua somiglianza con le bambine spagnole, gli aveva chiesto, con la curiosità tipica delle persone di quell’ età:

“Ti piace Siria???”

Enzo, che non poteva nemmeno lontanamente immaginare quello che sarebbe da lì a qualche giorno successo, rispose con molta tranquillità di “Sì”.

Apriti cielo! Nei giorni seguenti, infatti, si scoprì che Emilio, la guida dei bambini, nonostante fosse già sposato da circa un anno, ci stava provando insistentemente con Siria: i bambini, venutolo a sapere, cominciarono a sfottere Enzo con la frase, ripetuta fino all’ ossessione, “Vincenzo è geloso di Emilio”, tutti in coro, ogni volta per qualche minuto…Perfino quando Emilio era presente, davanti a Enzo…Con sommo imbarazzo, si può immaginare, di entrambi i contendenti; o, quantomeno, supposti tali.

Ci furono, però, anche momenti molto belli, come ogni volta che prendeva in braccia qualche bambina, e lei rideva allegramente, felice di essere presa in braccia; o come una delle sue bambine preferite, Sonia, quando si trovarono in corridoio le disse felice “Ti amo!” e lui ebbe il coraggio e la faccia tosta di risponderle “Anch’io!”; o come quando imparava dei nuovi giochi da qualche bambino, e poi nei giorni continuava a giocare con lui col gioco che aveva imparato, ripetendo una specie di rito che rinsaldava sempre di più la loro amicizia; o quando cercava di insegnare a qualche altro bambino un po’ irrequieto il rispetto e l’ altruismo verso gli altri, e poi, nonostante l’ iniziale ritrosie, lui capiva e sorrideva ai suoi insegnamenti…

Fu un mese ricco di emozioni e contrasti, di sorrisi e qualche lacrima, che lo cambiò molto, alla fine dell’ esperienza, facendolo ritornare un po’ bambino anche lui, e, vampirizzando, per così dire, un po’ l’ irrefrenabile energia di quelle scatenate pesti che, come persone appena svegliate, avevano tutta la forza di un lungo riposo ristoratore da liberare.

Siria, invece, nonostante avesse detto a quella bambina il contrario, non gli piaceva molto: come detto, aveva un viso molto pallido, forse troppo, era piccolina e abbastanza gracile, i capelli rossicci, e un viso che rassomiglia vagamente a quello di un coniglio (che del resto aveva in casa, e gli era anche molto affezionata…)

Però era comunque una ragazza, e, probabilmente, non avrebbe rifiutato un’ uscita con lei, se gliel’ avesse chiesto, nel caso avesse lasciato l’ attuale ragazzo…

A metà mese, Enzo tornò all’ associazione per un evento cui doveva partecipare: ma, quella volta, Arianna non lo salutò nemmeno, limitandosi solo ad abbassare dolcemente gli occhi.

Enzo, però, era abbastanza incattivito con lei, perché qualche giorno prima, su Facebook, le chiese se le mancava, visto che non veniva più in associazione, e lei non gli rispose nulla: per cui, decise di ignorarla a sua volta, durante quell’ evento in cui la incontrò di nuovo (per la cronaca, si trattava della presentazione di un discretamente saccente scrittore sinistrorso che lavorava come commesso in una libreria, e che Enzo conosceva per via di certi suoi vecchi conoscenti comuni).

La presentazione fu molto affollata, come nessun’ altra prima a cui aveva partecipato, e, a differenza delle altre, fu monopolizzata dallo scrittore di quel giorno che, invece di aspettare le domande del pubblico, se le faceva da solo, e poi rispondeva, sempre da solo.

Una volta conclusasi, comunque, Enzo salutò tutti i colleghi, e si ripreparò per affrontare l’ altra metà del mese tra le piccole pesti: i giorni trascorsero, quindi, di nuovo frenetici, tra le mille attività e le mille corse e i mille dispetti dei bambini, che non si fermavano mai: giunto finalmente il trenta di Giugno, giunse anche il momento di dire addio a tutti i compagni di quella breve avventura, Siria compresa…

Quando si avvicinò a lei, nel cortile della scuola, per dirle “addio”, la trovò che stava parlando con il suo capo-animazione: la interruppe per qualche secondo, per salutarla, dicendole un “In bocca al lupo”, abbracciandola teneramente, e, mentre lo faceva, gli sembrò di vedere un velo di tristezza sul suo volto eternamente pallido, rivolto verso il basso.

Sentì però il suo cuore battere forte, insieme a quello di lei, quando la abbracciava: un incontro di battiti, insomma, che si protrasse solo qualche istante, per poi allontanarsi: probabilmente, per sempre.

Il lavoro, comunque, una volta tornato all’ associazione, sembrò ricominciare come prima, con le solite recensioni di libri da stendere: solo, questa volta, il presidente Schiuma gli assegnò alcuni libri di filosofia, materia da lui sempre amata\odiata, fin dai tempi del liceo…

Enzo lo disse al presidente, e gli disse anche che, nonostante non fosse proprio la sua specialità, avrebbe cercato di fare del suo meglio, per recensire i tre libri del professore di filosofia puteolano affidatigli.

Cominciò quindi, di buona lena, a leggerli, di notte nello scantinato di casa, sotto una luce bianca che pendeva dal muro, e di fronte alle luci gialle e rosse dei lumini del cimitero, che si vedevano da lì.

Erano libri ostici, come capita spesso con i libri di filosofia, scritti in un linguaggio iper-tecnico e iper-specialistico, che non lasciò capire quasi niente al ragazzo: ed egli lo scrisse, in maniera molto polemica, nella sua recensione.

Purtroppo però, questo carattere polemico non piacque ad Arianna, che nel frattempo era anche diventata il suo capo, e responsabile della rivista dell’ associazione.

Lei, tramite internet, gli disse di smorzare un po’ i toni della recensione, e, per convincerlo meglio, gli disse che quello era un consiglio che gli dava un po’ per tutti i casi della vita: era un consiglio spassionato, disse.

Lui, però, intestardito, le rispose, forse un po’ ingelosito dal fatto che lei fosse già fidanzata, che non accettava consigli da chi si faceva trattare come un oggetto dal proprio ragazzo, facendosi venire sempre a prendere e portare a casa con l’ auto, come se fosse una regina.

La discussione, per il momento, si fermò lì, con un polemico “che ti rispondo a fare” da parte della ragazza: ma ci sarebbero stati ulteriori sviluppi della cosa, in seguito.

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