Tra la donna e la croce

Nello spazio della navata della chiesa di Gaeta

risuonavano note di pastori, arie celtiche-

cristiane, arie della Spagna settentrionale, dell’Italia

meridionale…

 

Le zampogne (che dicesti piacerti tanto),

gli organetti, le fisarmoniche, suonavano musiche

dell’ accoglienza all’ uomo che nacque ieri o poco più,

poco meno, a sentire le storie un poco confuse

degli storici e dei religiosi.

 

Causa assembramento esagerato della chiesa

non potevo vedere nulla di Ambrogio e dei suoi

musicanti, che davano la lieta novella: allora rivolsi

lo sguardo a te, che stavi vicino, assorta negli ascolti

della musica diffondentesi nell’aria.

 

Una piccola croce ti sovrastava marrone

dal confessionale posto a fianco a te, ti sovrastava

e mi ammoniva ed invitava a prendere la via

che dovrei seguire da tempo, la via più

pura , più libera dalle sofferenze del mondo.

 

La guardai più volte; poi tornai a guardare te,

che ancora assorta sembravi (o forse in realtà sapevi

che ti stavo guardando, in fondo, ancora dubbioso?);

e, con un salto immenso dalla cella di montagna

dove già ero, mi ritrovai inginocchiato davanti a te,

 

ad adorare quella che, dopotutto. era l’immagine vivente

della Madonna.

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