METROPOLITANA

Sto così male a trattar male gli altri, a non comprenderli,
a non venir loro incontro: sono un coglione,non lo sono,
un derelitto, un perso nel fiume, uno che annega
e non vuol essere salvato.

Aiutatemi ad uscire da questa mia forma di follia,
aiutiamoci ad essere più umani, tutti, a tentare di comprendere,
cercare di capire, che non siamo alieni, non mostri, non volgari
pagliacci, non sussidiari di rabbia, non comuni aristocratici.
Siamo persone che scelgono la condivisione dell’aria loro,
aria donatagli e insufflatagli dai respiri che dal fondo del passato
provengono, dalle ancestrali ere del preistorico,
e che ci rendono strani e perversi agli occhi di tutti quelli che ci
guardano sbigottiti da lassù, dai cieli plumbei e un poco arrossati
degli dei dell’Olimpo greco e dal Valhalla teutonico.

Questo, più o meno, quello che volevo dire con parole e versi,
questo dovremmo imparare quando in volto non riusciamo
a guardarci uscendo dalle metropolitane affollate.

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Una risposta a METROPOLITANA

  1. E guardare, probabilmente, non basta neanche. Occorrerebbe andare oltre quel vedere di sfuggita, per muovere verso l’incontro con l’altro.

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